Quando Napolitano rimpatriava i disperati e se ne vantava. E tutti tacevano

Oggi Napolitano parla di accogliere i clandestini in modo umano, ma nel 1997, piena emergenza profughi albanesi, da Ministro dell’Interno dichiarava: “I campi profughi si facciano MA NON da noi, ma A CASA LORO. Ai profughi non va dato asilo“. E insieme al governo di sinistra diede il via al rimpatrio dei clandestini, alimentando la paura della gente. Ma nessuno parlava di razzismo e xenofobia. Mica governava Berlusconi.

napolitano

Non c’è niente di più facile che cancellare la memoria, cambiare idee, darsi una nuova immagine da uomo delle Istituzioni. Parliamo di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica che sul tema immigrazione deve aver evidentemente resettato quanto pensava nel 1997, epoca in cui era Ministro dell’Interno.

Vi ricordate le ondate di profughi albanesi che giungevano ad ogni ora sulle nostre coste in quell’anno? Vi ricordate dei barconi pieni zeppi all’inverosimile che approdavano in Puglia? Quel che probabilmente non vi ricorderete è cosa pensava del problema Napolitano, titolare del Viminale. Sì, perché l’attuale Capo dello Stato, che oggi pontifica sulla necessità di accogliere clandestini, profughi e fuggitivi in modo umanitario e misericordioso, è lo stesso che nell’agosto ’97 sosteneva che “i campi profughi per accogliere gli albanesi vanno sì fatti, ma non da noi, bensì a casa loro”.

E non è tutto, perché più volte Napolitano sottolineò che “ai profughi albanesi non va dato l’asilo, ma va fornita solo assistenza” (siamo nel marzo 1997). Dichiarazioni che a Roberto Maroni fanno un baffo, che lo fanno diventare un padre comboniano al cospetto del Presidente ex comunista, vero uomo duro e puro. Un Napolitano che fissò scadenze inderogabili per il rimpatrio dei disperati, fregandosene degli albanesi che davanti alle telecamere innalzavano striscioni e cartelloni dallo slogan unico “Meglio morire che tornare in Albania”. Qualcuno si indignò? Qualcuno alzò la voce e protestò? Qualcuno, come fatto da D’Alema nei giorni scorsi, parlò per caso di “governo che vuole fare campi di concentramento con filo spinato”?

Macché, tutti zitti. Tutti pronti ad appoggiare il Ministro, che il 22 dicembre dello stesso anno, nonostante le proteste dei clandestini, annunciò trionfante che “in Italia non ci sono più profughi”, aggiungendo che i pochi scappati alla cattura sarebbero stati rimpatriati al più presto.

Insomma, un Napolitano più leghista dei leghisti, teorizzatore di campi di accoglienza a casa loro, contrarissimo alla concessione dell’asilo e fiero annunciatore dell’Italia ripulita dai profughi.

Oggi, se qualcuno osasse dire anche solo mezza frase di quelle appena citate, passerebbe per razzista, per xenofobo, per barbaro. Basti pensare a quante gliene hanno detto a Maroni per la sua idea di prendere le impronte digitali ai Rom. No, quando a parlare sono i “Grandi Vecchi”, quando a fare gli xenofobi sono quelli della loro parte, nessuno fiata. Perché il razzismo sta solo da una parte, a prescindere da quello che si dica o si faccia. Tutto il resto è solo squallida ipocrisia.

DAW BLOG di Davide Berardi – 6 aprile 2011



   

 

 

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